Cambiamo sguardo. Riflessioni sull’abilismo nel racconto mediatico –
di Marina Cuollo
29 Giugno 2026
Carə socə di WIFTMI,
per questo ?????????? ????? ????? vorrei offrire un piccolo contributo su un aspetto dell’abilismo che mi sta molto a cuore e di cui si parla raramente.
Quello che sto per dirvi potrebbe sembrare banale, ma racchiude molte sfumature: le persone disabili vengono raccontate quasi sempre nello stesso modo, anche in ambiti che sembrano lontani tra loro.
Conviene osservarli uno alla volta.
Partiamo dai ????????.
Quando una persona disabile finisce in un articolo, spesso la vicenda centrale passa in secondo piano. Conta soprattutto che abbia “sfidato i limiti” o che sia “riuscita a non arrendersi”, così da smuovere le emozioni di chi legge. Quella presenza viene ridotta a un messaggio già deciso.
Un meccanismo simile compare nelle ???????? ?????????????, soprattutto in quelle legate alle raccolte fondi.
Anche qui la persona disabile serve a suscitare un’emozione che dovrà poi trasformarsi in denaro. Le cause sono spesso giuste, ci mancherebbe. A rammaricarmi è la convinzione che le persone agiscano soltanto quando vengono colpite alla pancia. La voce diretta delle persone disabili potrebbe avere una forza ancora maggiore, eppure viene spesso lasciata ai margini.
Ci sono poi le ??????.
Sullo schermo o sulla carta, il personaggio disabile compare spesso al servizio di qualcun altro. Offre al protagonista una svolta e diventa lo strumento della sua crescita. La persona resta sullo sfondo, sostituita dalla disabilità. Pensate a un film con protagonista una persona disabile: che cosa accadrebbe se togliessimo la disabilità dall’equazione? Molto probabilmente crollerebbe l’intero arco narrativo, perché quel personaggio è stato costruito senza una vera capacità di incidere sulla storia.
Questi esempi rientrano nei due estremi più comuni dell’???????? ?????????.
La ????? ???????????? suscita pena e ricorda a chi guarda quanto sia fortunato; la storia resta così imprigionata nel dolore.

La ????? ?????? trasforma la disabilità nell’ostacolo da superare, sotto gli occhi di un pubblico che applaude chi ce la fa.

Alla fine, come la giri la giri, la disabilità resta legata alla pena o all’impresa. Diventa così difficile riconoscerla come parte dell’esperienza umana.
Per questo DPM mi auguro che tuttə possano cominciare a riflettere su questi meccanismi e avviare un percorso di consapevolezza attraverso l’informazione.
Ognunə può fare la propria parte e contribuire a cambiare il modo in cui la disabilità viene raccontata.
Buon DPM
Marina Cuollo
?????? ?????? è autrice, conduttrice, editorialista e consulente DEIA, si occupa di rappresentazione della disabilità nei media e collabora con diverse testate, tra cui Vanity Fair.
SOSTIENI WIFTM
Per sapere di più sull’associazione, contattaci su info@wiftmitalia.it
