“Venezia, l’anno zero delle donne” –
Le riflessioni WIFTMI per Claudia Catalli e L’Espresso
20 Agosto 2026
In questo articolo condividiamo le nostre riflessioni sulla Mostra del Cinema di Venezia 2026 e la cocente delusione delle selezioni del Concorso (una sola donna) con la giornalista Claudia Catalli per il settimanale L’Espresso.
Ringraziamo Claudia per l’attenzione costante al lavoro delle professioniste dell’audiovisivo e soprattuto alla qualità di questo lavoro.
L’articolo è disponibile a questo LINK.
Questa la riflessione integrale da parte della nostra Presidente Domizia De Rosa:
“Una sola donna in Concorso nel 2026 è un grido d’allarme per l’industria e un punto interrogativo che non può essere ignorato.
È per questo giusta tutta l’attenzione che sta ricevendo, soprattutto quando contestualizzata.
Una sola donna in Concorso accadeva nel 2017 e nel 2018. Tra il 2018 e il 2026 molto è successo, dai Leoni d’Oro a Chloé Zhao, Audrey Diwan e Laura Poitras al Leone d’Argento a Maura Delpero. Da una donna in Concorso nel 2018 al massimo di 8 nel 2020 (un anno peculiare sotto molti aspetti a causa del COVID).
Proprio nel 2018 è successo qualcosa: l’attenzione sui numeri di genere era alta, non solo a Venezia. In quel momento storico – nell’ambito di una iniziativa nata a Cannes lo stesso anno e diffusasi in tutto il mondo – Women in Film, Television & Media Italia e Dissenso Comune invitarono La Biennale a firmare la Carta 5050×2020 per la parità di genere e l’inclusione nell’industria cinematografica.
Un impegno a presentare pubblicamente le statistiche della Mostra, alla trasparenza nei comitati di selezione e di programmazione, ad un’equa presenza femminile nella dirigenza della Biennale.
E ad organizzare un seminario annuale di approfondimento, che dal 2019 ad oggi si è sempre realizzato e che quest’anno si svolgerà l’8 settembre dalle ore 14:00 allo Spazio Incontri dell’Hotel Excelsior all’interno del Venice Production Bridge.
Una Carta, una firma, un impegno, un trend positivo anche se non stravolgente se escludiamo il picco del 44% nel 2020. E adesso il passo indietro che richiede due, quattro passi in avanti.
Tuttavia le registe abbondano nei cortometraggi, sono ad esempio il 61,6% a Orizzonti. Contraddizione? Niente affatto.
Che cosa sta succedendo? Due parole: precarietà e sguardo.
Precarietà sta per la facilità con la quale risultati positivi possono essere messi in discussione se l’equità è di facciata e non di sostanza. Se il primo gradino (cortometraggio) è fattibile, ma il successivo (lungometraggio) una lunga e difficile scalata, dove i budget da “film di qualità” possono essere e rimanere un miraggio.
Sguardo sta esattamente per il modo in cui guardiamo ad un’opera cinematografica – sulla base della nostra cultura, del nostro gusto (formatosi su scelte ma ancor prima su canoni) e delle nostre aspettative. Le variabili dietro lo sguardo di ciascuna/o di noi sono quelle che ci fanno vedere la “qualità”, una qualità immaginata sempre rispetto a qualcos’altro – in questo caso rispetto a un ‘film da Concorso’.
Lasciando da parte il tema delle disuguaglianze strutturali dell’industria, la domanda su che cosa si intenda come “selezionabile” per il Concorso resta. E non parlo solo del genere di chi dirige.
Quest’anno oltre all’UNA donna in gara, si nota come sempre l’abbondanza dei paesi europei singoli o in coproduzione – in 15 titoli su 20 – al quale aggiungere 1 titolo USA e 1 coproduzione canadese. A oriente 1 titolo giapponese, 1 sudcoreano e 1 Giappone-USA. Invece, nessun titolo selezionabile dall’America Latina, dall’Africa e dall’Oceania.
Lo sguardo qui sembra fermarsi quasi dietro casa.
Davvero il meglio proviene dall’Occidente e dai suoi partner – declinati al maschile? O ci piace quel che ci piaceva già?”
Le nostre analisi dei numeri della mostra:
VENEZIA 83. Le registe. Numeri a confronto
Venezia 83. Dove sono le registe. 2025 vs. 2026
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