Scholé pubblica
“Formare gli sguardi”:
il progetto WIFTMI
entra nella ricerca scientifica –
di Federica Nicchiarelli
29 Maggio 2026
Un riconoscimento scientifico che stride con il paradosso di un finanziamento vinto e rifiutato.
Sull’importanza di pubblicare: l’articolo su Scholé
Nato dall’obiettivo di Women in Film, Television & Media Italia di introdurre nella scuola pubblica le competenze dell’audiovisivo professionale per formare il modo di guardare e fare cinema — non per dire cosa guardare, ma come — “Formare gli sguardi” porta oggi i suoi risultati su una rivista scientifica.
Non si tratta solo di un atto accademico: è far entrare la voce di un progetto, condotto con successo in una scuola di confine, nel dibattito che orienta la ricerca pedagogica.
L’articolo Formare gli sguardi. Cinema e inclusività come pratiche educative nella scuola italiana — firmato da Romana Andò, Simona Giaconella, Federica Nicchiarelli e Ambra Saitta — è pubblicato nel n. 2/2025 di Scholé. Rivista di educazione e studi culturali (Morcelliana), diretta da Pier Cesare Rivoltella, ispirata alla tradizione critica dei Cultural Studies di Birmingham.
Il testo ricostruisce il framework teorico — dall’educazione sociologica con il cinema alla media education nel suo senso più pieno — e valuta con rigore i risultati delle due edizioni.
Dice, con la forza della ricerca peer-reviewed: questo ha funzionato e merita di essere replicato.
L’idea, le persone, la rete
L’idea prende forma grazie alla visione pedagogica innovativa di Ambra Saitta, docente a Ventimiglia, e alla sua acuta sensibilità nei confronti di ragazze e ragazzi.
Il contributo determinante arriva da Romana Andò, professoressa di Sociologia dei Media a Sapienza Università di Roma: oltre alla consolidata competenza nell’architettura di progetti formativi e di riflessione sociologica sui media, il suo sguardo trasforma la proposta educativa in ricerca sul campo capace di dialogare con la comunità scientifica internazionale.
L’ossatura organizzativa — indispensabile quanto spesso invisibile — è quella di Simona Giaconella, garanzia di continuità e coerenza in entrambe le edizioni.
Con i media, per i media, sui media
Quattrocento studenti, due cortometraggi prodotti, insegnanti formati, sale cinematografiche trasformate in comunità di confronto tra gruppi (docenti-studenti, ragazzi-ragazze, scuola-cittadinanza).
L’innovazione di “Formare gli sguardi” sta nella sua tridimensionalità: educare ai media (linguaggio audiovisivo), con i media (decostruzione degli stereotipi, degli unconscious bias e del male gaze attraverso cui l’industria audiovisiva rappresenta la realtà e mantiene disuguaglianze di genere, classe, razza) e per i media (produzione autonoma di contenuti).
Il cinema viene riconosciuto e utilizzato come strumento per far emergere il concetto intrinseco del senso comune e aprire un dialogo su temi — inclusività, identità, salute mentale — che la scuola non sempre riesce ad affrontare.
La sala cinematografica, con i suoi dibattiti post-proiezione, diventa luogo di comunità che non si limita allo storico edificio del Cinema Olimpia di Bordighera: il 45% degli studenti ha discusso i temi del progetto con la propria famiglia.
La scuola raggiunge la società.
Il paradosso del «no»: quando la burocrazia sceglie di non scegliere
Eppure.
Mentre la rivista certifica il valore del progetto, la terza edizione — vincitrice per la terza volta consecutiva del Bando Cinema e Immagini per la Scuola, progettata per lavorare sui cambiamenti del digitale nelle relazioni adolescenziali — è stata fermata dalla rinuncia dell’Istituto di Ventimiglia.
Non si tratta di opposizione ideologica: quella, “Formare gli sguardi” l’aveva già superata, guadagnandosi la fiducia di docenti e studenti partendo dal basso.
L’ostacolo è più sottile e desolante: l’inerzia, il peso burocratico, la scelta di non scegliere.
Mentre eventi e riflessioni diffuse in vari paesi e vari settori su temi di educazione e di società ricordano quanto sia urgente costruire strumenti critici per leggere le relazioni adolescenziali nell’era digitale, fermare qui il lavoro condotto finora non deve essere letta come una svista amministrativa: si tratta di scegliere di ampliare quella distanza tra scuola e realtà che questo progetto aveva dimostrato di saper ridurre.
Una battuta d’arresto in quella scuola e purtroppo per quel corpo studenti.
Ma, per quanto ci dispiaccia immensamente per quella scuola e quelle ragazze e ragazzi, per “Formare gli sguardi” la partita non è chiusa, il progetto proseguirà altrove.
Federica Nicchiarelli
Consigliera e Responsabile Area Formazione
Il volume è disponibile QUI

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