DWA Doc/it Women Award 2025 –
Cosetta Lagani e Camilla Gazzola

17 Dicembre 2025

Il 14 dicembre scorso, a conclusione degli IDS – Italian Doc Screenings, in collaborazione con Women in Film, Television & Media Italia è stato assegnato il premio DWA – Doc/it Women Award 2025 alle produttrici:

 

ex aequo

-Cosetta Lagani per il progetto Non potrò più sposarmi – La brutta storia di Palmina Martinelli – Salice Production

-Camilla Gazzola per il progetto Reborn – Amartia Film.

 

A ritirare il premio per Non potrò più sposarmi – La brutta storia di Palmina Martinelli sono stati la sceneggiatrice Mariangela Barbanente e il regista Antonio Palumbo.

 

A ritirare il premio per Reborn, invece, la produttrice Camilla Gazzola.

 

Un ex-aequo che deriva dall’urgenza sociale ed etica diversa, ma simile dei due progetti di lungometraggio che hanno meritato pienamente il premio.

 

Congratulazioni alle vincitrici e buon lavoro!

 


MOTIVAZIONI

 

La giuria ha deciso di assegnare per il premio DWA – Doc/it Women Award 2025 in ex aequo alla produttrice Cosetta Lagani per il
progetto Non potrò più sposarmi – La brutta storia di Palmina Martinelli – Salice Production e alla produttrice Camilla Gazzola per il progetto Reborn – Amartia Film SRL.

La ragione dell’ex-aequo trova la sua ragione nell’urgenza sociale ed etica diversa ma simile dei due progetti di lungometraggio.

Non potrò più sposarmi e Reborn ci parlano di come eravamo e di cosa stiamo diventando come individui e come società.

Ci parlano di desideri, bisogni, ruoli prestabiliti e ruoli reinterpretati, aspettative familiari e obblighi sociali imposti con storie di donne, giovani e adulte, che attraverso scelte non convenzionali da un lato determinano la violenza strutturale di una comunità arretrata e la necessità di trovare la verità anche a distanza di decenni per Palmina Martinelli, dall’altro la ricerca di una tenerezza garantita e forse la necessità di ricostruire se stesse attraverso la creazione o il possesso di bambole iperrealistiche per le protagoniste di Reborn.

Non potrò più sposarmi – La brutta storia di Palmina Martinelli

La storia di Palmina Martinelli è ancora oggi una ferita aperta per la comunità che l’ha vissuta. Una femminicidio brutale che ha rivelato una cultura di prevaricazione maschile, sottomissione dovuta, strumentalizzazione e commercializzazione del corpo femminile trasversale a classe sociale e genere.

Ma soprattutto di una giustizia volontariamente cieca, che calpesta le evidenze e che ammutolisce la voce stessa della vittima più e più volte.

Palmina che ‘non potrà più sposarsi’ perché sfigurata dal fuoco rivela un orizzonte di desideri preconfezionati basato sulla bellezza e di uomini che distruggono la ‘merce’ che non possono comprare.

La volontà della sorella Mina di scoprire chi, forse anche all’interno della propria famiglia, ha causato la morte di Palmina, ci restituisce la sua voce, obbligandoci a guardare all’interno della nostra cultura e della nostra struttura sociale, ancora oggi alla radice di femminicidi ‘inspiegabili’ e di verdetti processuali inaccettabili.

I materiali del progetto rivelano l’attitudine meticolosa e rispettosa della produttrice, la cura nella ricerca della fonti e la volontà di restituire giustizia ad una storia più volte rinnegata.

Per questo la giuria auspica il progetto arrivi a compimento e ci restituisca la verità di Palmina.

Reborn

Il progetto ci introduce al fenomeno poco conosciuto delle bambole reborn, che raffigurano neonate e neonati dalle espressioni e caratteristiche più varie.

Le storie delle protagoniste, donne di tutte le età e provenienze, ci parlano di bisogni e desideri profondi, visceralmente connessi a volontà di maternità alternative e desiderio di cura.

Le bambole reborn sono oggetti simbolici, meccanismi fantastici che diventano strumenti di cura, animandosi e riverberandosi nello sguardo di chi le osserva.

Reborn rivela un fenomeno poco noto ma sintomatico di una società che cerca la prossimità e il contatto fisico di creature che non possono deludere o ferire, rifiutare un abbraccio, allontanarsi da casa – paradossalmente creando conflitti all’interno della propria cerchia familiare e affettiva.

La struttura del progetto rivela a pieno la consapevolezza della sensibilità del tema scelto e denota la ricerca di una chiave di racconto che non sensazionalizzi o patologizzi le sue protagoniste.

La giuria auspica quindi che la restituzione dell’umanità delle sue protagoniste stimoli il suo pubblico a ragionare sulla necessità del tutto umana di costruire relazioni, famiglie, narrazioni nelle quali riposizionare se stesse in un’epoca complessa.

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