Protagoniste: Bobbi-Lea Dionysius

30 Settembre 2022

A volte ci sono incontri che colpiscono al cuore e che immediatamente viene voglia di condividere. Così è andata a Venezia quando abbiamo conosciuto la collega WIFT Bobbi-Lea Dionysius, che come produttrice aveva in competizione a Venice Immersive l’unico progetto australiano, Sorella’s Story.

 

A colpirci è stato il suo film dedicato a un terribile episodio accaduto nel 1941 in Lettonia che prende vita da una fotografia sbiadita e la determinazione di chi lo ha realizzato. Per questo dobbiamo abbiamo chiesto a Bobbi-Lea di raccontarsi e le risposte sono travolgenti.

 

Lettura altamente consigliata!!!

 

 

Ciao Bobbi-Lea! Che piacere è stato incontrarsi a Venezia e scoprire il tuo lavoro. Ci racconti di che cosa ti occupi e come sei arrivata ad impegnarti in questo campo?

 

Nella mia carriera ho fatto molte cose, dall’autoproduzione alla freelance alla tutor presso la Griffith Film School. Non direi che sia accaduto tutto per scelta, le opportunità del caso hanno anche contribuito ad indirizzarmi verso l’industria dell’entertainment.

 

Fin da giovane sapevo di voler lavorare nell’entertainment e già dal liceo mi sono impegnata nella recitazione, la danza, il cantare e la produzione per arrivare alle due lauree in Teatro Musicale e Film & TV.

 

Durante il miei master in Screen Production, la mia intenzione era di produrre film nei quali . In Australia le opportunità sono minori, non è come negli Stati Uniti. Tuttavia a un certo punto è accaduto qualcosa di importante nella mia vita mentre stavo scegliendo il progetto per i mie master e come conseguenza mi sono ritrovata a documentare quanto mi stava accadendo. Da allora mi sono occupata di factual.

 

Come è successo?!

 

Beh, l’evento importante del quale parlavo era purtroppo un cancro al seno.

 

Ma facciamo un passo indietro… Avevo iniziato a documentare in prima persona il mio viaggio da donna single nei suoi 40 attraverso la fecondazione in vitro e allo stesso tempo stavo avendo una doppia mastectomia preventiva, data la presenza di casi multipli nella mia famiglia, incluse mia madre, mia sorella e mia zia.

 

Mentre filmavo la mia mammografia per il documentario, mi trovarono un massa sospetta… e così ho continuato a filmare, sapete come si dice ‘Documentary gold’…

 

Saltiamo un paio di anni complicati e complessi e sono qui che devo ancora finire quel documentario e chiudere quel capitolo della mia vita. Ma se siete interessanti, ecco il link al sizzle reel di Boobs & Babesbit.ly/BoobsAndBabes_sizzle

 

Dato che il focus dei miei master era il documentario e l’impact producing, mi sono iniziate ad arrivare richieste di occuparmi di progetti altrui come impact producer, montatrice o anche in grafica e marketing dato che ho un background in grafica avendo lavorato per un società blu chip multimediale nella mia gioventù. E in effetti è stato proprio in quel lavoro che ho sviluppato le mie competenze di gestione della produzione.

 

Il montaggio può sembrare un’anomalia in questo percorso, ma si tratta di una passione nella quale mi sono specializzata durante i miei studi. Tuttavia, quando presentiamo noi stessi nell’industry, ci viene sempre detto di non esagerare con i titoli altrimenti le persone non ci crederanno competenti in nessuno di essi. Nel mio caso, il titoli sono Produttrice / Impact Producer / Montatrice / Responsabile Marketing. E anche cantante, attrice, se volete!

 

In Australia quando si richiede un finanziamento, questi vanno solo a produttori, registi e sceneggiatori. Per questo indosso sempre il mia cappello da produttrice mentre quello da montatrice resta a casa. Per questo sanno in pochi di questa mia capacità e di conseguenza questo mi fa arrivare meno opportunità di lavoro in un mestiere che amo.

 

Devo inoltre aggiungere che nella mia giovinezza mi era difficile trovare lavoro come montatrice perché non avevo più un network di riferimento dopo essermi trasferita da Sidney a Brisbane. All’epoca non ci spiegavano niente dell’industry, oggi invece le università fanno un lavoro migliore di preparazione. Ed è per questo che poi mi ero trovata a lavorare per un’azienda multimediale.

 

Essendo una persona indipendente e lavorando freelance, i lavori tendono ad arrivarmi ed io seguo il flusso. Mi piace la varietà nel mio lavoro – fintanto che ha un valore, come nel caso di istanze sociali o quando si tratta di qualcosa completamente nuovo ed eccitante – come ne caso del mio ingresso nella VR a Venezia.

 

Ultimamente, tuttavia, mi sono detta di essere più strategica e mentre continua il mio impegno nella produzione, voglio dar in modo di lavorare di più nel montaggio.

 

Dopotutto, il montaggio paga le bollette mentre la produzione ha tempi dilatati di pagamento – e quindi in realtà le due professioni funzionano bene insieme.

 

 

Quando e come è iniziato il tuo coinvolgimento in Women in Film & Television Australia?

 

Il tema della parità di genere nell’audiovisivo è per me molto importante, avendo perso una grande opportunità nella mia gioventù proprio perché donna.

 

In sintesi, avevo fatto uno stage nel dipartimento degli effetti speciali di una casa di produzione importante dato che ero interessata nell’editing e nel compositing. Ero una delle 5 persone in Australia che stava imparando ad utilizzare un software sofisticato e la sola donna. Le informazioni non furono condivise correttamente, anzi ci fu anche della vera disinformazione che obbligò a scartare il mio lavoro e la persona che fece questo ebbe così l’opportunità di raccontare il mio errore al regista. La coordinatrice VFX (l’unica altra donna della produzione) mi disse di non dire niente, perché non c’era nessuno a cui dirlo. Sarei dovuta tornare nel weekend e fare tutto da capo senza farmi notare. A quel punto decisi che non volevo quel tipo di lotta nella mia vita e lasciai perdere il compositing.

 

Quando venni a sapere dell’esistenza di WIFT Australia, ne entrai subito a far parte e sono nel direttivo da quando si è ripartite quattro anni fa in Queensland. Ho fatto richiesta di finanziamenti durante il COVID per un festival online al femminile di film dal nome V-Fest (Virtual Festival) del quale ero la direttrice e adesso sono la Presidente di WIFT Queensland, una sezione di WIFT Australia.

 

Credo che la disparità di genere e i soffitti di cristallo siano ridicoli e non riesco a capire come donne intelligenti e competenti possano essere pagate di meno ed avere minori opportunità a causa del loro genere. Sono un’idealista e le ingiustizie mi fanno arrabbiare. Ma sono anche troppo educata e troppo preoccupata per le conseguenze sulla mia carriera per contrappormi da sola al sistema, tuttavia come parte di un’organizzazione, il potere collettivo riesce a far sentire la propria voce nell’industria.

 

Per questo sono parte di WIFT – per avere voce e per far accadere veri cambiamenti.

 

 

Progetti futuri?

 

Ho diversi progetti in corso in questo momento.

 

Dopo aver visto i migliori progetti VR e immersivi al festival del Cinema di Venezia, sto riflettendo sulle tante diverse possibilità nelle quali la tecnologia può essere utilizzata per raccontare storie. Dopo il successo di Sorella’s Story nella competizione, vorrei proseguire con il buon momento e quindi produrrò due opere immersive dedicate a temi sociali.

 

Uno dei progetti si chiama Lethal Autonomous Weapons on Trial: The Future is in Your Hands e avrà tre diverse incarnazioni per raggiungere pubblici e piattaforme diverse.

  1. un film documentario per la programmazione televisiva
  2. un documentario interattivo per le piattaform SVODs che hanno funzionalità interattive (come Netflis con Black Mirror Bandersnatch)
  3. Un documentario VR immersivo

 

La premessa del progetto è: armi letali autonome di una forza militare di difesa sono implicate nella morte di un gruppo di giovani role-players a causa di un’errata identificazione. Il pubblico dovrà lavorare insieme per identificare chi o che cosa è il responsabile delle morti.

 

Il pubblico diventato giuria ascolterà le testimonianze di quelli che sono a favore e contro lo sviluppo e l’utilizzo di armi autonome (come ad esempio i droni autopilotati), inclusi esperti nei capi dell’intelligenza artificiale, esercito, industria, etica e le dichiarazioni di reali vittime. Al confine tra che cosa è legale e che cosa sia giusto, senza alcuna guida a parte la storia, la giuria dovrà decidere ed emettere il suo verdetto.

 

Il secondo progetto è il documentario Medical Genocide: Black Stories of Medical Injustice in Australia.

 

Lavorerò con la sceneggiatrice e regista indigena Janine Kelly e co-produrrò un documentario per il cinema e/o la televisione che vuole esporre e interrogare il razzismo strutturale che il popolo aborigeno sperimenta negli ospedali e in altre situazioni di cura in Australia, in particolar modo quando i servizi sanitari si intrecciano con le azioni della polizia e la sicurezza dei bambini.

 

Ho inoltre in sviluppo una serie factual dedicata alla scienza e alla salute e ovviamente… sto finendo Boobs & Babes, il documentario dedicato al mio personale viaggio.

 

Per finire, continuerò con l’importante lavoro di WIFT Australia per parità di genere nelle industrie dello schermo.

 

 

Per seguire e conoscere personalmente Bobbi-Lea Dionysius: Facebook/Instagram: bobbi.lea | LinkedIn: linkedin.com/in/bobbileadionysius

 

Per saperne di più su “Sorella’s  Story”: Venice Immersive

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